L’intervista al Maestro del Movimento Sirio Bedini

Continua l’intervista di Anma Crespi al Maestro Yoga Sirio Bedini, buona lettura!

Non è certo la prima volta che una scuola di Yoga nasce e si evolve all’interno dello stesso nucleo familiare: la famiglia
di Sirio ripercorre un’antica tradizione indiana, che vede il sapere dello Yoga tramandato attraverso il tempo di padre in figlio, di generazione in generazione. Un esempio molto autorevole di ciò lo troviamo nei racconti del Maestro indiano Desikachar, l’autore già citato all’inizio della nostra intervista, erede della grande tradizione di Srī Krishnamacharya, che spiega in un’intervista: “Il mio insegnante è stato mio padre, una persona davvero squisita. Aveva una pratica e una conoscenza immense. Tra noi c’era un divario di 50 anni d’età e quindi differenze non da poco. I suoi studi e la sua cultura erano molto diversi dai miei, ma la cosa che più mi è rimasta impressa è che, lavorando insieme, scendeva sempre al mio livello. Io ho ricevuto un’educazione di stampo occidentale, mentre mio padre era un insegnante tradizionale. Riconoscendo le mie diversità, modellò il suo insegnamento su di me. Considero il suo esempio come il modello di ciò che può fare un
insegnante per gli studenti. Il fatto che fossi suo figlio non influenzò mai il nostro rapporto insegnante-studente. Io ero lento a imparare e a volte facevo cose stupide, ma mio padre non me lo fece mai pesare. Mi dava solo parole d’incoraggiamento”.

Sirio Bedini

Del resto nello Yoga la figura del Maestro è sempre stata centrale. Alla domanda: “Come trovare un buon insegnante che sia quello giusto per me?” lo stesso Desikachar risponde: “Devi avere molta fortuna. Può accadere che tu segua anche per un periodo molto lungo un maestro che non è il tuo. Per trovare il tuo devi essere fortunato. Lo so bene. I segni sono un senso di fiducia nei suoi confronti, una sensazione di certezza e un’amicizia spontanea”. Nelle foto qui pubblicate possiamo vedere la famiglia di Sirio riunita nella pratica e immaginiamo il prezioso bagaglio di esperienze che a lui e a suo fratello furono trasmesse con facilità dai genitori, quasi come se almeno in parte le avessero interiorizzate inconsapevolmente, fin dalla nascita, insieme all’aria che respiravano, giorno dopo giorno. All’espressione serena e sorridente di Sirio, di cui ho già
accennato, è facile associare lo “stile familiare” e le parole che i suoi genitori usarono per esprimerlo. Nel libro del 1990 intitolato “Yoga, respirazione, capacità vitale, sessualità”, il Maestro Orfeo scriveva: “Ogni gioia che non arrechi danno ad alcuno, né agli altri né a sé stessi, non può essere considerata altro che bene”. Analogamente nel libro della Maestra Nashyananda “Yoga, la via della Gioia” molte pagine sono dedicate alle tecniche per imparare a vivere una felicità profonda, restando all’interno del “qui e ora” e dell’autenticità della vita quotidiana.

Entrambi brillanti precursori di Mindfullness e di altri indirizzi successivi di meditazione e filosofia zen, i genitori di Sirio riuscivano a insegnare la pratica della presenza con semplicità ed entusiasmo, inserendo la visione yogica in ogni aspetto dell’esistenza e riuscendo a trasmettere forza, amore, allegria a piene mani – ma anche potere, coraggio, tenacia. Essi regalarono al mondo, con i loro insegnamenti, un’intensa e originale interpretazione dello Yoga, che metteva al centro il corpo: “Con l’andare del tempo, l’uomo è diventato sempre più cerebrale, ma questo non significa affatto che sia diventato più intelligente” – scrive Orfeo nel capitolo intitolato “I tre centri” – “Il centro mentale è la sede dell’intelligenza, ma quando la sua attività prende il sopravvento sugli altri due centri turba un equilibrio a discapito dell’unità, cioè dell’insieme che costituisce l’essere umano”. E, per ristabilire l’equilibrio perduto, si può ascoltare con attenzione il corpo e la sua saggezza innata, fatta di istinti, che a volte sono stati addirittura definiti “bassi”! “La natura non ha creato nulla che possa definirsi basso” – osserva Orfeo – seguire il corpo, tenerlo in movimento significa anche prevenire le malattie.

1) Sirio, in che consiste per te la “terapeuticità” del movimento?

-Molti sono gli aspetti terapeutici del movimento. Come già accennato, i primi e più evidenti benefici sono di carattere fisiologico: mobilità articolare, elasticità e forza muscolare, mantenimento della funzionalità cardiovascolare e di conseguenza dei vari organi preposti al funzionamento degli apparati e sistemi come quello digestivo, endocrino, nevoso ecc. Il movimento coinvolge l’intera complessità fisiologica mantenendola sana, efficiente e meno soggetta alla malattia e all’invecchiamento.

Sirio Bedini

Ma tutto questo, già di fondamentale importanza, è solo l’aspetto più immediato dei benefici apportati dal movimento. Come noto, l’essere umano per sentirsi bene, per essere felice e soddisfatto ha bisogno anche di un buon stato emotivo: sarà difficile infatti sentirsi fisicamente forti ed in forma se siamo in preda alla paura o alla tristezza o a altri stati demotivanti. Sappiamo bene come tali stati emotivi siano in grado di influenzare il corpo e la sua fisiologia, alterandone l’attività cardiaca e respiratoria tramite la produzione ormonale, direttamente causata dallo stato emotivo. In ultima analisi, quando pratichiamo attività motoria, operiamo il processo appena descritto ma in modo inverso. Attraverso il movimento e la conseguente modificazione cardiaca, respiratoria e ormonale miglioriamo lo stato emotivo con conseguente maggior efficienza anche delle attività cerebrali ed intellettive. In matematica tale possibilità di ottenere lo stesso risultato partendo da posizioni diverse, è detta proprietà commutativa: se 3+2 =5 anche 2+3 =5. Nello yoga in particolare spesso si utilizza il respiro come “ponte” di congiunzione tra la parte fisiologica e quella emotiva dell’essere umano.

2) Quale importanza dai all’attenzione per chi hai davanti, cioè alla personalizzazione dell’insegnamento?

-Se è vero che esistono delle regole e dei principi generali che riguardano l’attività motoria nel suo complesso, è altrettanto vero che tali regole trovano grande variabilità quando ci troviamo ad insegnarle e ad applicarle. Questa variabilità è dovuta alle soggettive peculiarità dell’allievo che si appresta all’apprendimento. Per cui è di grande importanza la capacità dell’insegnante quale sia il modo migliore di procedere per un allievo piuttosto che per un altro. Questo è vero a tal punto che in alcuni casi è utile, se non addirittura necessario, elaborare ed insegnare tecniche motorie e di allenamento personalizzare in sessioni individuali.

3) Se immagini la tua vita professionale tra 10 anni come ti piacerebbe che fosse? Che obbiettivi ti poni?

Sirio Bedini

-Uno dei desideri che mi prefiggo di realizzare in futuro, è trovare una sede idonea per riaprire la scuola di yoga di mia madre, che è stata chiusa dopo la sua morte. Mi piacerebbe proseguire il percorso da lei iniziato, nell’intento di trasmettere con ancora più efficacia e maggior facilità l’insegnamento dello speciale “Yoga della Gioia” da lei elaborato e divulgato per molti anni. Mia madre è stata una Maestra di grande carattere e umanità: ha scritto libri bellissimi in cui, tra l’altro, spiegava come ciascuno potrebbe, facendo affidamento semplicemente sulle proprie risorse, in particolare risorse linguistiche –modi di esprimersi, parole scelte nei propri discorsi e pensieri quotidiani – creare in sé abitudini e tonalità emotive opportune per migliorare la propria vita, rendendola più profonda, energica, felice, conferendole maggior motivazione ed entusiasmo.

4) Che cosa è una sfida oggi per Sirio Bedini?

Oggi come ieri per me la stessa vita è una sfida. Una sfida che consiste essenzialmente nell’andare più a fondo, nello sviluppo della capacità di vedere oltre, di percepire un più ampio orizzonte. Attraverso l’attenta osservazione cerco di coltivare la conoscenza filosofica, tramite la profonda meditazione cerco di fare attecchire la consapevolezza, nell’intento di trovare la via unificatrice, là dove gli opposti si rivelano come due facce di una stessa medaglia, alla scoperta della soggiacente realtà ultima.

5) Quanto contano la creatività e la ricerca nel tuo lavoro, ad esempio nell’esplorazione di nuovi movimenti?

-Bè credo che la creatività e la ricerca siano l’asse portante del mio lavoro, questi due aspetti sono sorti spontaneamente quando fin da giovanissimo mi apprestavo alla pratica delle tradizionali tecniche di yoga che forse, anche a causa della mia giovane età, risultavano talvolta noiose o inadatte ad un corpo così colmo di energia. Nei primi anni 80 prese forma nelle scuole di famiglia quello che chiamavamo inizialmente Yoga Dinamico, trasformato in seguito in Danza Yoga. Se guardiamo l’evoluzione dello yoga antico orientale e quella dello Yoga moderno occidentale, possiamo con facilità notare come esso sia cresciuto e si sia diversificato trasformandosi in molte varietà, moltiplicando le tecniche corporee, respiratorie e meditative. Si tratta di un processo spontaneo ed inevitabile quando si pratica una disciplina per una vita intera, ancora di più se tale disciplina si trasmette per generazioni e si diffonde in continenti e culture diverse così come è stato per lo Yoga.

            Sirio Bedini      Sirio Bedini