Intervista al Maestro Peppe Stefanelli

Riferendosi alla mitologia del tempo nell’antica grecia, nel suo bel libro intitolato “Il cervello ritmico”, la Dott.ssa Viola Ancarani scrive: “Oltre al celebre dio Kronos che incarnava il tempo sequenziale, vi era anche il meno conosciuto Kairos, ovvero il momento giusto, opportuno e per questo fugace, l’attimo che si distingue perché in esso accade qualcosa di significativo” e qualche pagina dopo aggiunge: “Il cervello non si limita a ricevere passivamente i dati introdotti, ma li analizza in modo creativo e fattori come il livello di attenzione, le esperienze vissute, le informazioni memorizzate, lo stato emotivo influenzano, dall’alto, la percezione del mondo di ciascuno”. Come è influenzato il cervello umano, e di conseguenza le nostre azioni, il movimento del corpo in genere, dalla percezione del tempo?

Ho sempre trovato davvero interessante il legame tra la nozione di kairos e la creatività, connessione che, come ci spiega Peppe Stefanelli nell’intervista che segue, si trova proprio al centro del concetto di ritmo. Il “momento opportuno”, se colto (e l’educazione al ritmo ci aiuta in questo), diviene movimento, energia, azione e cre-azione, strategia. Il Maestro Peppe Stefanelli è una figura poliedrica.

Percussionista con numerose collaborazioni importanti alle spalle (anche in spettacoli come Cirque du Soleil, Compagnia di danza di David Parsons, ecc.), televisive (proprio in questi giorni sta suonando nell’orchestra di Paolo Belli, per il popolare spettacolo “Ballando con le stelle”, in prima serata su Rai 1), all’occasione attore di teatro (con una predilezione per la vena comica) e titolare di un’avviata struttura, il “Centro Professione Ritmo” di Perugia, in cui viene insegnato il Metodo Stefanelli. Nato a Basilea, in Svizzera, ci racconta che fin da bambino era irresistibilmente attratto sia dalla musica che dallo sport, secondo un doppio canale che procedeva simmetricamente; da ciò sembrerebbe che il destino di Peppe fosse già segnato dall’inizio. Comincia infatti prestissimo a giocare a calcio, entrando negli Juniores dei Grasshopers e, dall’età di tredici anni studia batteria alla scuola di Cosimo Lampis, già batterista di numerose star, tra cui spicca perfino il nome di David Bowie.

È praticamente impossibile ricordare qui tutti i successi di Peppe e le sue intense esperienze musicali, ma lo stesso può essere detto di quelle sportive. Infaticabile concertista, compositore e maestro nella sua arte, continua sempre a praticare con passione anche il calcio, fino alle più recenti partite giocate nella squadra della Nazionale Cantanti: ma per approfondire tutto questo rimandiamo al suo sito. Ciò che più ha colpito l’immaginazione del Walk And Learn è l’originalità dell’intuizione di Peppe: unire le sue due passioni attraverso un concetto antico quanto moderno, il concetto di ritmo. Sfruttando proficuamente l’idea di sinestesia, Peppe ha inventato un metodo fantastico per insegnare lo sport e la musica allo stesso tempo.

Per chi non lo sapesse, “sinestesia” (dal greco syn, “insieme”, e aisthánomai, “percepisco”) è una figura retorica che accosta due
sensazioni diverse. La usiamo spesso senza saperlo, quando diciamo ad esempio “colori (sensazione della vista) caldi (sensazione del tatto), un sorriso amaro, una voce gelida”, ecc. Nell’idea di Peppe l’azione sportiva viene diretta e perfezionata dall’intuizione musicale, ritmica: contemporaneamente tatto, vista, udito si attivano per il risultato. Usando con rigore un semplice metronomo (il noto dispositivo formato da un pendolo che batte il ritmo, variabile nella velocità di oscillazione secondo i vari tempi musicali) nello studio e nella pratica degli esercizi sportivi, magicamente è possibile educare e allenare progressivamente tutto l’apparato cinestetico e motorio (muscoli, impulsi nervosi, scheletro, sensibilità tattile, attenzione, e così via) collegandolo con l’apprendimento del giusto ritmo (suono, ascolto).

peppe Stefanelli

Si tratta di una scoperta destinata a passare alla storia, scoperta già suffragata da importanti studi scientifici, che hanno evidenziato le numerose e determinanti trasformazioni apportate a livello cerebrale dall’abitudine a un “allenamento” musicale e ancor più dalla capacità compositiva. Quest’idea apre dunque un nuovo orizzonte sia all’apprendimento veloce, completo e soprattutto piacevole di due discipline diverse e – almeno fino a oggi –apparentemente distanti, sia al supporto di ragazzi disabili o con esigenze speciali, verso i quali Peppe si è sempre dimostrato molto accogliente, dolce, empatico.

1) Peppe ti piace insegnare il movimento? Se sì, perché?

“Per un musicista insegnare il movimento non significa semplicemente agire con le mani sullo strumento, ma esprimere
emozioni attraverso il ritmo. In particolare nel mestiere di percussionista abbiamo a che fare con le pause musicali: per fissare meglio le pause che incontriamo nella partitura io dico sempre ai miei ragazzi di provare a ballarle. Ballandole il corpo imparerà e ricorderà facilmente quel ritmo, perché userà spontaneamente il ritmo al fine di percepire – e quindi esprimere – direttamente l’emotività. Le pause sono strettamente legate alla parte più emotiva e immediata della musica”.

2) Come nasce l’idea di unire sport e ritmo? Come si caratterizza il metodo (o lo stile) Stefanelli?

Fin da ragazzo ho amato tantissimo il calcio. Qualche anno fa ho ricevuto una proposta di lavoro da parte dell’Accademia Calcio Umbro, che mi chiedeva di fare un ciclo di incontri con i ragazzi del campus di calcio. Nel campus, questi ragazzi sono abituati ad integrare le ore di sport con un programma scolastico di cultura generale e a me sarebbe spettato di parlare loro di musica, ma se devo essere sincero nutrivo forti dubbi sull’autenticità dell’interesse dei ragazzi verso la musica, e nemmeno credevo che avrebbero voluto imparare a suonare uno strumento musicale. Il mio maestro Cosimo Lampis un giorno mi disse che di fronte a proposte di lavoro apparentemente insolite è sempre opportuno prendere tempo per riflettere e ponderare bene. Così seguii il suo consiglio e, osservando l’incredibile energia fisica e indomita di quei ragazzi, pensai di poterli sorprendere indirizzandoli verso un compito “diverso” e pratico, invitandoli cioè a suonare… il pallone da calcio!”.

peppe Stefanelli

“In origine il pallone da calcio era una sfera di cuoio (oggi può essere anche fatto di materiali sintetici), che si riesce a far suonare
in tanti modi diversi, così ho programmato una piccola legenda con esercizi da eseguire percuotendolo con le mani o facendolo
rimbalzare. Suonare il pallone con il supporto di un metronomo elettronico ha immediatamente stuzzicato la curiosità e l’interesse dei ragazzi: da subito l’idea si è rivelata un grande successo! Non era più la noiosa “ora di musica”, tutta teorica, ma si era trasformata nella strategica “Educazione Ritmica”, meravigliosa pratica di gioco, in cui tutto il corpo veniva coinvolto attivamente e quindi allenato. Non solo, ma inaspettatamente, il mio espediente scatenò la loro innata allegra creatività e con molta naturalezza, i ragazzi vollero replicare subito tutto in campo, usando anche i piedi. Da quel giorno il metronomo è divenuto il protagonista di ogni nostro allenamento, dalla corsa, alla tecnica individuale, alla tattica di gioco e oggi sono più che mai convinto che questo metodo possa applicarsi a qualsiasi sport”.

3) Quale ritieni sia la dote più importante di un bravo insegnante?

“Sicuramente un bravo insegnante deve essere un bravo comunicatore, ma credo che la dote più importante sia la generosità“.

4) Come sono maturate le tue scelte e la tua storia professionale? Ti va di raccontarti un po’?

Ho cominciato a suonare nel pieno degli anni 80 e in quel periodo vedevo molti artisti e musicisti interessanti. Mi incuriosiva la musica elettronica, ero letteralmente affascinato dagli strumenti ritmici e così coi miei primi risparmi, racimolati lavorando dopo la scuola, mi comprai una batteria. Ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste, nelle scuole di musica che ho frequentato e poi nell’ambito dei primi impegni professionali. E non ho più smesso: studio, lavori, incontri, continuo tuttora a imparare qualcosa di nuovo ogni giorno”.

5) Che valore dai al “mettersi in gioco” dell’allievo/a di fronte alle novità?

Un valore primario, ma non posso certo pretendere che l’allievo si metta in gioco se io per primo non lo faccio e non gli mostro come fare. Predicare bene e razzolare male è assai diffuso purtroppo. Dovrebbe essere l’obiettivo di tutti i docenti – intendo in qualsiasi argomento – restare aperti alle novità, non dare nulla per scontato, continuare a formarsi e rimanere curiosi: la curiosità è il primo motore del pensiero e di ogni apprendimento degno di questo nome. Tengo sempre presente che l’insegnamento è un dialogo: tra maestro e allievo, dev’esserci un’opportuna reciprocità. L’insegnante può fare moltissimo nell’aiutare ciascun allievo a lasciar emergere le proprie “novità”, a esprimere la sua peculiarità, l’originalità. Non dimentico mai che l’allievo che ho davanti è un universo in sé, da esplorare, accogliere, far crescere. Ciascuno di noi poi costituisce sempre una preziosa fonte di novità nei confronti di persone sconosciute, valorizzare la novità vuol dire, oltre che continuare a coltivare la curiosità, anche tenersi “al passo” con il presente, cioè vivere nel proprio tempo, cosa fondamentale per un artista”. 

peppe Stefanelli

6) In che consiste per te la terapeuticità del movimento?

“Credo che il ritmo e la regolarità innanzi tutto siano terapeutici. Senza di essi il movimento resta uno sfogo brutale, disordinato, caotico. Invece un movimento ordinato, disciplinato dal ritmo, oltre che essere estetico, è curativo per l’anima. La musica e la danza ne sono l’esempio. Quando ottieni un buon rapporto con il tempo (tempo inteso come ritmo) non solo acquisti consapevolezza del tuo ritmo interiore e della sua regolarità – il battito del cuore, il respiro – ma anche esteriormente tutti i tuoi movimenti inevitabilmente diventano più armoniosi e belli da vedere, risulta migliore il tuo rapporto con lo spazio e questo ti porta a sentirti più a tuo agio ovunque, in ogni ambiente, perché la tua energia si esprime come desidera. Un buon ritmo è alla base del buon umore”. 

7) Che importanza dai all’attenzione per chi hai davanti, cioè alla personalizzazione dell’insegnamento?

“Osservo sempre attentamente il tipo di motivazione che spinge l’allievo a venire da me. Cerco dall’inizio di creare una certa complicità, confidenza, per metterlo a suo agio. Di solito così si può contare su una buona base di fiducia reciproca, di empatia, sulla quale iniziare a lavorare”.

8) Se immagini la tua vita professionale tra 10 anni, come ti piacerebbe che fosse? Che obiettivi ti poni?

“La immagino ancora più ricca di cose da raccontare. Da quando ho cominciato questo lavoro l’ho sempre vissuto come una grande passione, anche in questo momento penso di essere molto fortunato, perché sto vivendo pienamente il mio desiderio, e naturalmente mi piacerebbe che tra 10 anni fosse ancora così. Vorrei continuare a evolvermi potendo rimanere in una certa sintonia col mondo intorno a me“.

9) Che cosa è una sfida oggi per Peppe Stefanelli?

“La sfida di oggi è restare in equilibrio, nonostante tutte le forze contrarie caratteristiche del nostro momento storico e sociale. Non mi riferisco solo a quello che stiamo vivendo nel 2020, bensì a tutti i pregiudizi dovuti all’ignoranza, alla violenza, vero tumore della nostra attuale società. La mia sfida è consegnare alle nuove generazioni quei valori di base che considero imprescindibili: il rispetto del prossimo, l’onestà, la democrazia, l’apertura verso qualsiasi forma di cultura”. 

10) Quanto contano la creatività e la ricerca nel tuo lavoro ad esempio nell’esplorazione di nuovi movimenti (o di nuovi ritmi)?

“Probabilmente la creatività sta alla base di ogni attività o lavoro con cui avremo a che fare nelle nostre vite. Come dicevamo all’inizio, il kairos, il momento opportuno celebrato dagli antichi greci, è anche il momento dell’invenzione, della creazione. Anche mestieri che all’apparenza necessitano di poca creatività, a ben guardare ne hanno bisogno. Le persone creative di solito esprimono spesso un’energia positiva contagiosa, quindi è come se avessero una scorta inesauribile di felicità. Ma non c’è creatività senza curiosità. Sono sempre stato curioso di tutto, questa è per me la base su cui è possibile sia comporre musica che inventare una nuova strategia di gioco per sorprendere l’avversario in campo”.

Concludendo, grazie Maestro Peppe Stefanelli per queste preziose riflessioni: la curiosità è una spinta potente verso il mondo, a volte in grado anche di far sfiorare tra loro mondi complessi ed eterogenei, come quello della musica e dello sport. Corpo e cervello sono sempre connessi e nello sviluppo dei nostri ragazzi non appaiono mai troppe le strategie per far diventare l’apprendimento un vero piacere. Queste anzi dovrebbero diventare oggetto della ricerca di ogni formatore degno di questo nome. Ecco come un semplice metronomo si è potuto trasformare in un oggetto magico, sorgente di ritmo e di nuovi stimoli. Mille auguri per il futuro.