Mente e cervello sono uguali? E come determinano il nostro comportamento?

A queste – e altre – domande risponde per noi il Professor Massimo Piccirilli, medico (specialista in neurologia e in psichiatria) e professore associato della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Perugia, attualmente professore a contratto. Il Professor Piccirilli insegna in numerosi Corsi di Laurea e di Specializzazione e svolge cicli di conferenze divulgative sulle relazioni fra mente, cervello e comportamento. Autore di oltre 300 articoli scientifici e di importanti saggi (tra cui ricordiamo solo alcuni titoli: Dal cervello alla mente, del 2006, Quell’eterno bisogno umano di sollievo, del 2014 e Geneticamente analfabeti, pubblicato a inizio 2020), ha guidato lo studio WAL del 2016, poi pubblicato sulla rivista The European Journal of Ageing 

Riconoscendo l’efficacia dell’approccio multimodale ai disturbi della terza età, quello studio collocò a buon diritto il Metodo WAL
nell’ambito della medicina della prevenzione. È dunque con grande onore, stima e immensa gratitudine che pubblichiamo nel nostro Blog la seguente intervista, certi che accenderà l’interesse di quanti costantemente ci seguono.

Piccirilli

1) Prof Massimo Piccirilli, lei ha recentemente scritto il libro “Geneticamente analfabeti. Come la mente plasma il cervello”, edito da Armando Editore. A cosa fa riferimento il titolo?

“Milioni di persone nel mondo vivono senza saper leggere e scrivere. Eppure le potenzialità genetiche sono identiche per tutti gli esseri umani. Questo significa che il patrimonio genetico non è sufficiente: è necessario l’intervento di fattori non genetici. Imparare a leggere e scrivere richiede un insegnamento sistematico; per altre funzioni cognitive, anche complesse, come il
linguaggio, può bastare l’esposizione allo stimolo. Non per la lettura. In questo caso è necessario modificare profondamente le strategie cognitive: ad esempio chi non sa leggere non si rende conto che le parole sono costituite da suoni più elementari la cui scomposizione e combinazione può dar origine a parole nuove. E’ necessario quindi anche un cambiamento massivo del
funzionamento cerebrale: per questo l’attività cerebrale di un soggetto alfabetizzato è radicalmente diversa da quella di un analfabeta. Particolarmente interessante è lo studio di coloro che imparano a leggere da adulti. Si può osservare in questo caso come il cervello si riorganizza e come le regioni cerebrali modificano la loro funzione originaria per acquisirne una nuova”.

2) Cioè, il cervello cambia quando impariamo a leggere?

“Sì. L’apprendimento della lettura comporta la formazione di un fascio di fibre che collega le aree visive con le aree del linguaggio. Queste connessioni non sono presenti negli analfabeti. L’essere umano geneticamente è un analfabeta ma è provvisto di uno strumento in grado di modificare il cervello che l’ha generata. Anziché munirsi di artigli, mandibole o zanne, anziché accrescere la
forza muscolare o quanto altro poteva servire a risolvere un problema specifico, l’essere umano si è dotato di uno strumento in grado di affrontare e risolvere i problemi indipendentemente dalla loro natura. Questo strumento è la mente. I processi mentali consentono di riconoscere l’esistenza di un problema, immaginare una sua possibile soluzione, programmare la sua applicazione,
verificarne l’esito e valutarne il reale vantaggio”.

3) La mente è quindi uno strumento adottato dall’essere umano per incrementare le possibilità di sopravvivenza?

“In un certo momento della sua storia evolutiva l’attività del sistema nervoso ha dato origine a funzioni che hanno consentito all’essere umano di andare oltre l’apparenza fornita dai sensi (non è il sole che gira intorno alla terra) ed oltre i limiti imposti dal corpo (si può volare anche se non si hanno le ali). L’essere umano ha cominciato a costruire strumenti: invece di adattare se stesso all’ambiente ha adattato l’ambiente alle proprie esigenze. Ma se l’ambiente cambia il cervello deve riadattarsi e in questo modo produce nuovi cambiamenti. Questo continuo processo di riorganizzazione reciproca tra funzionamento cerebrale e processi mentali ha consentito all’essere umano di procedere oltre le possibilità fornite dal patrimonio genetico. Il segreto del successo evolutivo dell’essere umano risiede principalmente in questa straordinaria corrispondenza tra meccanismi cerebrali e processi mentali. Tra mente e cervello avviene ciò che avviene in una lega tra due metalli, come rame e zinco: il materiale risultante – l’ottone – ha proprietà differenti da quelle dei singoli costituenti”.

Piccirilli

4) Eppure la mente sembra molto diversa dal cervello.

“In effetti è difficile sfuggire all’impressione che siamo costituti di due parti – corpo e mente – radicalmente diverse tra di loro. Ma anche se appaiono come fenomeni distinti, mente e cervello sono costantemente interdipendenti e ognuno assume senso solo in presenza dell’altro. I processi mentali appaiono – come diceva Cartesio – immateriali, ma sono profondamente radicati nella materia di cui è costituito il cervello. Come in un iceberg, la mente rappresenta la parte visibile in superficie, il cervello la parte sommersa. Ce ne rendiamo conto nelle situazioni patologiche. Un danno del cervello provoca un’alterazione dei processi mentali e del comportamento. Come conseguenza il mondo all’improvviso può divenire incomprensibile e imprevedibile. La persona può all’improvviso non essere più in grado di riconoscere il volto delle persone più care, di esprimersi a parole, di capire quello che altri gli dicono, di utilizzare la parte sinistra dello spazio o del proprio corpo, di scrivere quanto appena letto, di riconoscere un brano musicale che pure aveva ascoltato e goduto fino a quel momento. Queste vicende incredibili consentono di svelare la relazione che esiste tra determinate regioni cerebrali, determinati processi mentali e il
comportamento. Nel sistema nervoso infatti più che l’estensione del danno conta la sua localizzazione. Il cervello può essere considerato come un mosaico di dispositivi, ognuno deputato a svolgere un compito definito, che però funzionano come un tutto unico e inscindibile, allo stesso modo di un’orchestra.

5) Ma allora che relazione c’è tra la mente ed il cervello?

“Il fatto incredibile è proprio che, in assenza di patologia, l’indefessa attività del cervello rimane nascosta e solo il risultato finale raggiunge la consapevolezza. Ad esempio per riconoscere un oggetto è necessaria la collaborazione di almeno trenta differenti regioni cerebrali, una che si occupa del colore, una della forma, una del movimento e così via. In effetti la percezione è il
risultato di una complessa elaborazione. Una delle conseguenze di questo lavoro silenzioso delle strutture cerebrali è l’impressione che il mondo sia effettivamente così come ci appare. Sappiamo bene però che il cane che ci fa compagnia percepisce suoni ed odori che noi non percepiamo, cioè vive in mondo profondamente diverso dal nostro (conseguente ad una organizzazione del sistema nervoso diversa dalla nostra). In definitiva dobbiamo accettare l’idea che il sistema percettivo non
serve a fornirci un resoconto oggettivo del mondo: è fatto in modo di rilevare ciò che serve per non incorrere in comportamenti erronei incompatibili con la sopravvivenza. Un primo trucco della mente è quindi proprio approfittare del lavoro del cervello nascondendolo alla consapevolezza. E’ questo uno dei motivi che originano l’idea di una mente immateriale“.

Piccirilli

6) Ci sono altri motivi che suggeriscono questa interpretazione?

“Un altro aspetto, che solo in questi ultimi anni è stato messo bene in evidenza, riguarda la proprietà peculiare del cervello di riorganizzarsi continuamente in base alle esperienze effettuate. Il cervello infatti, a differenza di altri organi corporei, si forma e si organizza sulla base delle informazioni che gli giungono dall’ambiente. Per questo ad esempio bambini che crescono in
ambienti privi di altri essere umani (i cosiddetti “bambini lupo”) non imparano a parlare: in altri termini il patrimonio genetico fornisce le condizioni di base del progetto e predispone una struttura appropriata per la funzione specifica (ad esempio per il linguaggio), ma la funzione non si realizza se anche le condizioni ambientali non sono quelle appropriate.

La realizzazione effettiva del progetto insito nei geni avverrà in modo differente in relazione alle modalità di interazione con
l’ambiente: in questo modo l’ambiente plasma il sistema nervoso e viceversa il sistema nervoso si appropria delle caratteristiche dell’ambiente in cui vive. Per questo i bambini nati in ambiente tecnologico sanno utilizzare strumenti digitali che i loro genitori fanno invece fatica a padroneggiare. A questo proposito si dice che il cucciolo dell’uomo, il neonato, sia l’essere vivente
più debole ed indifeso dell’intero universo: non è in grado di sopravvivere senza assistenza. In effetti lo sviluppo della mente richiede un tempo eccezionalmente lungo. Questo vale per la storia dell’umanità ma anche per la storia di ogni singolo individuo. Eppure quello che sembra un difetto si rivela un’arma vincente perché, invece di predisporre risposte stereotipate per ogni specifica situazione problematica, consente l’apprendimento di modalità comportamentali sempre modificabili e adattabili alle mutevoli condizioni ambientali.

Piccirilli

7) Ma questo processo vale solo per l’età evolutiva?

“No. Il cervello cambia continuamente: è il fenomeno che va sotto il nome di plasticità. Le cellule nervose si collegano tra loro a formare dei circuiti. Il numero di neuroni (si ritiene cento miliardi, con ogni neurone collegato a circa diecimila altri neuroni) è così elevato da rendere possibile un numero pressochè infinito di connessioni. Queste connessioni (le sinapsi) non sono però tutte identiche: le differenzia la forza del legame, che può variare lungo un continuum. Tanto più due neuroni sono attivi insieme, tanto più il legame si rafforza al punto che stimolarne uno determina la stimolazione anche dell’altro. In questo modo si formano catene di neuroni che si attivano insieme con una specie di effetto miccia. L’aspetto fondamentale dello sviluppo del sistema nervoso è che la sua organizzazione dipende dagli stimoli ricevuti dall’ambiente”.

L’intervista continuerà nella prossima “puntata”, seguiteci!