La ricerca accademica su introspezione e auto-consapevolezza

Nello scorso articolo abbiamo parlato dei benefici della capacità d’introspezione; che cos’è e perché è diversa dall’auto-consapevolezza, perché l’approccio introspettivo può favorire l’autostima e la creatività, e quali tipi di introspezione esistono veramente. Oggi vogliamo riprendere il discorso e parlarvi della ricerca accademica a questo riguardo.
La piattaforma online di positive psychology fornisce dei dati veramente interessanti sull’evoluzione del concetto d’introspezione in psicologia e nella ricerca. Vediamola insieme.

 

Vogliamo veramente diventare introspettivi?

veramente

Il concetto di introspezione è abbastanza antico, ma inizia ad essere sviluppato veramente solo nell’800 con la nascita della psicologia moderna. Wicklund e Duval pubblicano la loro teoria dell’auto-consapevolezza nel 1972, “The Theory of Objective Self-awareness”, in cui accennano al fatto che la capacità d’introspezione può produrre effetti negativi. Perché? Nell’articolo precedente abbiamo elencato i numerosi benefici dell’introspezione, ma gli effetti negativi di cui parlano gli autori si riferiscono all’autocritica di tipo distruttivo, fondata su delusioni passate. “Le persone tendono ad evitare situazioni che richiedono di essere auto-consapevoli perché questo induce un’autocritica basata sulle esperienze precedenti”. In altre parole, essere auto-consapevoli e introspettivi ci porta a comprendere ed analizzarci in profondità, facendo emergere verità scomode e lati di noi che preferiremmo non avere, ma purtroppo è solo così che possiamo correggere gli aspetti di noi che non ci piacciono e iniziare davvero ad affrontare quelle scomode verità. Auto-consapevolezza e introspezione sono necessarie per raggiungere la felicità. Nel 1982 William j. Froming pubblica “Public and private self-awareness: When personal attitudes conflict with societal expectations” dove riporta due forme di auto-consapevolezza:

  1. Attraverso il proprio riflesso nello specchio l’uomo acquisisce una consapevolezza individuale.
  2. Il confronto con il pubblico, dall’altra parte, porta l’uomo a divenire consapevole della propria immagine ed identità sociale.

A ben guardare quindi la consapevolezza che noi abbiamo di noi stessi influenza quella che gli altri hanno di noi. Per raggiungere una serenità profonda dobbiamo tenere in considerazione questo rapporto,  entrambe, eviteremo così di auto-giudicarci duramente e riusciremo ad accettare meglio noi stessi in toto, “difetti” compresi.

 

L’introspezione nel mondo del lavoro e dello studio

Nel 1997 Church pubblica “Managerial self-awareness in high–performing individuals”, dove questa volta vengono presi in esame i benefici dell’auto-consapevolezza e della capacità d’introspezione nel mondo del lavoro. Più si utilizzano queste capacità più si performano migliori tasks manageriali, più si lavora meglio. Nella sua ricerca Church ha dimostrato che un manager auto-consapevole è un manager migliore.
Nel 1906 John Dewey aveva già parlato degli effetti dell’auto-consapevolezza sull’apprendimento in “The Terms Conscious and Consciousness. “Le sue teorie hanno aperto la porta per lo sviluppo del movimento educativo progressivo e hanno ispirato molti dibattiti dalla loro comparsa”.

veramente

 

Quale approccio è veramente efficace?

Nel nostro articolo precedente dedicato a questi argomenti avevamo accennato all’esistenza di due tipi di approcci introspettivi: Self-focused e Solving-focused, ovvero un approccio focalizzato sulla comprensione dei nostri stessi meccanismi comportamentali o sulla risoluzione di problemi. Soffermarsi troppo sul primo può rallentare la nostra crescita e il raggiungimento dei nostri obbiettivi, e in un certo senso è proprio quello a cui si riferivano Lyubomirsky, Tucker, Caldwell e Berg in “Why ruminators are poor problem solvers: Clues from the phenomenology of dysphoric rumination” pubblicato nel 1999: soffermarsi troppo sui propri aspetti emotivi negativi o sui problemi personali, piuttosto che concentrarsi su un approccio costruttivo problem-solving, può incidere negativamente sul presente.
Ciò equivale a dire che “vedersi come un oggetto piuttosto che come un soggetto in grado di cambiare la propria vita può produrre atteggiamenti ansiogeni e depressivi. Quando una persona utilizza la capacità d’introspezione, il ruolo che egli ha nel considerarsi come change maker -attuatore di cambiamenti- è vitale per divenire growth creator -creatore di crescita-“. L’introspezione non è quindi ruminazione mentale quando l’auto-esame, cui ci sottoponiamo in alcune occasioni, è auto-consapevolezza guidata da compassione verso noi stessi in primis, e poi impieghiamo le nostre energie nella risoluzione dei problemi.

veramente

Nello stretching emozionale, praticato sempre alla fine di un percorso WAL – le persone vengono gentilmente invitate all’autoconsapevolezza, di volta in volta su aspetti diversi (rappresentazioni, immagini, ricordi, pensieri, credenze, ecc.), con la frase esortativa “prendi per mano te stesso, sii tuo amico”. Ciascuno è libero di esprimersi o semplicemente ascoltare. Può essere l’inizio di un approccio più accogliente e comprensivo verso di sè, che rende ancor più piacevole la pratica WAL. Quindi, se non sapete da dove iniziare, iniziate con WAL!